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mercoledì, 17 agosto 2005





"O Venezia che sei la più bella", questa canzone dell'ottocento, dalla melodia verdiana, si può ascoltare sul diso di Francesco de Gregori "Il fischio del vapore".


O Venezia che sei la più bella
E te di Mantova che sei la più forte
Gira l’acqua d’intorno alle porte
Sarà difficile poterti pigliar
Un bel giorno entrando in Venezia
Vedevo il sangue scorreva per terra
E i feriti sul campo di guerra
E tutto il popolo gridava pietà
O Venezia ti vuoi maritare
Ma per marito ti daremo Ancona
E per dote le chiavi di Roma
E per anello le onde del mar


guillaume ha scritto alle ore 16:23 commenti (2)


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domenica, 14 agosto 2005



(ricordo acido)

du gravier dans la bouche ou des dents qui claquent insensiblement qui sait, la chamade déployée sur chaque vertèbre, zébrant les sourcils et les mollets, les yeux fous de lumière et de reflets, la beauté comme un fouet qui claque, sans arrêt, sans trêve, la lumière, la divine lumière qui m'a guidé toute une nuit passée à errer entre la folie et l'impression d'être un génie.

guillaume ha scritto alle ore 20:22 commenti (3)


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mercoledì, 10 agosto 2005



Da  Daniele "tarlo" Tarlazzi (http://vitadatarlo.splinder.com)


Certo che quando guccini cantava Venezia, diceva cose giuste e vere, ma
Guccini (si sa) è un uomo che vede lontano.
Il testo di "Venezia" è molto triste perchè racconta una storia di dolore,
ma non sono qui per fare un analisi al testo, ma per prendere spunto e
chiacchierare della mia brevissima gita.
Questo quello che scriveva Guccini:

"la dolce ossessione degli ultimi suoi giorni tristi,
Venezia la vende ai turisti <cut>
la gondola costa, la gondola è solo un bel giro di giostra <cut>
mia madre parlava, sua madre vendeva Venezia in negozio.
Venezia è anche un sogno, di quelli che puoi comperare
però non ti puoi ritrovare con l'acqua alla gola e un dolore a livello
del mare"

Ed effettivamente è così... tutto è in vendita a Venezia:
Dal parcheggio (18 euro per 24 ore non frazionabili)
al Vaporetto (7 euro a cranio per un andata e ritorno "Tronchetto-Piazza
S.Marco), spese quanto meno "obbligatorie" se non si vuole arrivare in
piazza a piedi.
Venezia è anche un obbligo morale di assaggiare un "Bellini" (20 euro al
tavolino) e d'obbligo è anche una gita a Murano, Burano e Torcello (18 euro
andata e ritorno con visita "guidata").
Per visita "guidata" si intende la classica visita alla fabbrica di "vetri
soffiati" e alla classica visita ad un negozio di pizzi e merletti dove una
vecchia signora (messa vergognosamente in mostra come se fosse un essere in
via di estinzione) ricama per turisti che non sanno distinguere un dritto,
un rovescio (non in senso tennistico naturalmente) o un punto croce.
Per visita "guidata" si intendono 25-30 minuti scarsi di permanenza sulle
tre splendide isole del veneziano... tre isole che se si volessero visitare
sul serio, probabilmente non basterebbe una giornata intera.
Venezia è anche 5 euro un caffè e due euro una bottiglietta d'acqua, ma si
sa... la laguna ha i suoi costi.
Ma Venezia è anche qualcosa di triste, si sente nell'aria e lo si vede
anche nei tanti ubriachi urlanti che viaggiano per le calli.
Venezia è strana, romanticamente e splendidamente malata, malinconicamente
costosa e straripante di mille odori sgradevolmente affascinanti, con
turisti (spesso) maleducati che gettano rifiuti per strada o in Canal
Grande, irrispettosi della maestà artistica di questa laguna, ma ci si
torna sempre e comunque ed ogni volta è possibile scoprire "nuovi" angoli e
"nuove" meraviglie artistiche mai notate prima (forse per la stanchezza).
Venezia è uno splendore all'imbrunire, diviene magica quando i "baracchini
di suovenir" chiudono i battenti e i turisti tornano verso gli alberghi
stanchi e spossati dalla lunga giornata.
Un tramonto a Venezia è qualcosa di indimenticabile che "ripaga" di ogni
fatica e delle "stonature" che a volte questa città offre... Poi si torna a
casa, più ricchi dentro e più "poveri" fuori, ma con la consapevolezza che
comunque ci si tornerà ancora...e ancora...e ancora.

guillaume ha scritto alle ore 15:53 commenti (4)


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martedì, 09 agosto 2005




voyons les nuées où les signes s’affrontent sur fond de ciel vert de gris, un des reflet miroitant de tes grands yeux félins
mon rêve était simple : ta joie sautillante dans le creux de mes bras nus, où reposaient tes cheveux en bataille
la grande maison dèsolée, à trois étages, était vide, j’y cherchais en vain tes souvenirs, des fondrières d’abeilles entravaient mes pas hésitants, un essaim sur la jambe, j’ai laissé mes nerfs s’abandonner à leur emprise

guillaume ha scritto alle ore 17:57 commenti


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lunedì, 08 agosto 2005






La blanc virginal
En espoir de macules sur la feuille
S'est craquelé de rides sylvestres
Magnifiques frondaisons qui s'inclinent
Afin de mieux baiser le ciel

guillaume ha scritto alle ore 19:07 commenti


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 Di Fuorisede (http://fuorisede.splinder.com)

Ma esiste Venezia? Badate bene: non la città da dodici milioni di turisti l'anno, la Venezia dell'acqua alta al tg e dei piccioni che cacano ovunque. Quella Venezia non mi interessa. Io parlo di un'altra Venezia. Quella dei baci notturni sul ponte di Rialto, dei campielli deserti e delle gondole che ondeggiano placide. La città più romantica del mondo.
Bene, dopo due giorni passati in laguna so che esiste. E che è splendida.

Immaginate Piazza S. Marco in una notte primaverile.
Le luci deboli dei palazzi la illuminano, il rumore delle barche arriva dal mare insieme a una brezza leggera. Un'orchestrina poco lontano sta suonando Vivaldi mentre decine di coppie si baciano, ognuna con la sua rosa appena acquistata da un ragazzino pakistano.
Ogni coppia di amanti, fidanzati, sposi, con la convinzione che tutto quello che li circonda, la musica, la piazza, il cielo, la luna, le barche, sia lì per loro e solo per loro. E tu, per una volta, sei una di quelle coppie e hai la stessa medesima convinzione.

Sei diventato stupido, direte voi. Non riesci a capire che sei prigioniero di migliaia di cliché da cartolina?

E invece è proprio qui che si spiega la magia di Venezia. "Quando tutti gli archetipi irrompono senza decenza, si raggiungono profondità omeriche. Due cliché fanno ridere, cento commuovono".
Ecco, forse chi ha scritto questa frase, una volta tanto, aveva ragione... io mi sono commosso ;-)

Immancabile il commento di  nocenocilla :

 Caro fuorisede, io sto a Venezia come tu a Bologna, e devo dirti che qui non è solo romanticismo per innamorati!
1100 euro per 40 mq al piano terra che ti fanno bestemmiare appena piove e pregare per tutto il giorno.
Quattro artigiani messi in croce che se ti si rompe una scarpa o devi cambiare una serratura ti tocca attraversare mezza città per trovarne uno. Però è piena di negozi di vetri, che stanno soppiantando le maschere di cartapesta, e se vuoi con quelle ti ci fai un bel pranzetto, visto che per un turista mangiare un boccone a Venezia costa non meno di 10/15 euro a testa, se sei fortunato ed hai incontrato il veneziano che ti ha dato la dritta del locale che costa poco! Per non parlare del fatto che un biglietto del vaporetto per un non residente costa 5 euro!
Però è vero che se gironzolo per queste umide calli, in una delle poche città ancora sicure rimaste in Italia, e guardo in alto, con tutte questi balconi fioriti, e poi in basso, con questa gente che ti saluta per strada, e poi la notte, romantica sempre e comunque, è vero che un pò ti devo dare ragione.
Ciao.

 

guillaume ha scritto alle ore 16:57 commenti


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Da  Stefaninho (http://diariobordo.splinder.com/)

 

Venezia bisogna viverla. Ho visitato tante volte, nella mia vita, la Serenissima. Venezia è splendore e decadenza. Venezia è trionfi e splendoriper le sue gesta, per la sua storia. Per i suoi palazzi e per i suoi imperi. Venezia è decadenze alle quali sembra non vi sia rimedio e dalle quale la città è sempre risorta quando nessuno ci sperava più. Venezia è l'orgoglio di essere state grandi. Venezia è la consapevolezza di esserlo ancora. Quanto volte sono stato a Venezia nemmeno lo ricordo. L'ultima la notte del 31 dicembre con il mio amico Lorenzo. Venezia vale la fila per prendere i vaporetti. Venezia merita di essere visitata nonostante l'impossibilità dei suoi prezzi. Venezia è uno dei tasselli unici e imperdibile che rendono questo nostro Paese, che noi Italiani siamo tanto bravi a sminuire, quello in cui l'UNESCO ha individuato oltre il 70% del patrimonio artistico mondiale. Ma la storia di venezia parte da lontano...

 

 

guillaume ha scritto alle ore 16:36 commenti (1)


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Salve o mio bel Diaro tralasciato, per riprendere un po' la mano nella tua frequentazione propongo di fare una recensione di pensieri sulla ricca e plastica materia veneziana.

Iniziamo con un bel racconto di Annabella (http://certepiccolemanie.splinder.com/)

Piove a Venezia e fa freddo. Una nebbiolina sottile la circonda, uno strano ovattato silenzio rimbomba tra vicoli, ponti, strettoie ed archi. Saranno appena le undici di sera eppure per strada non si vede anima viva. E dire che è sabato. Chissà dove si rintanano i veneziani il sabato sera. L'ultima bottega che vende maschere di ceramica ha appena chiuso i battenti lasciando il carnevale a riposare. Di tanto in tanto si intravede una serranda abbassata a metà, e si scorgono piedi di camerieri e scope e scopettoni che ramazzano le ultime briciole che clienti annoiati hanno lasciato cadere a terra senza problemi.

"per una volta che non devo preoccuparmi di pulire. Lo farà qualcun'altro!"

E' davvero triste Venezia? Questo fascino velato e misterioso, la laguna che la circonda, l'acqua, eterna compagna, che si insinua ovunque, sopra e sotto le abitazioni, è questo che la rende triste? Il senso di precarietà, di fragilità che la circonda ormai da secoli? Oppure è questo silenzio?

Si dice che poi i Veneti, ed i Veneziani in particolare, siano gente allegra e goliardica, e a giudicare dal cartello che leggo direi che le nomea ha i suoi fondamenti di verità: in un vicoletto stretto e buio scorgo su una saracinesca una scritta che recita "Chiuso per artroscopia al ginocchio dx".

Sorrido e continuo a camminare.

Nemmeno un cane per strada. E ancora l'ovattato silenzio. Dov'è la vita a Venzia il sabato sera? C'è qualcuno in questa città? Veneziani dove siete nascosti? Comincio a credere al "com'è triste Venezia"

Quasi a voler interrompere i pensieri e dare prova del contrario, da qualche parte non troppo lontata arrivano delle note. Dopo una serie di curve, ponti, salitelle e passaggi bui mi ritrovo in Piazza San Marco. Le note si fanno più nitide.

I piccioni, almeno quelli, ci sono sempre, anche di notte, anche sotto la pioggerellina fitta che continua a cadere.

Mi avvicino alle note, che adesso percepisco senza filtri, sempre più chiare.

E lo vedo.

E' solo.

Al centro della Piazza.

Indossa abiti larghi, nulla che possa costringergli alcuna parte del corpo. E' l'immagine della libertà quella che evoca per me in questo momento.

Se na sta lì, sotto la pioggia che gli fa compagnia, unica spettatrice insieme ai piccioni, fino a pochi secondi fa. E suona, suona.

Di nascosto, per non disturbare, mi rannicchio in un angolo vicino ai portici e lo osservo da lontano.

Il sax intona le prime battute di "Summertime", un augurio visto che siamo in pieno gennaio?

Per un momento immagino Billie Holiday al centro della Piazza che regala la sua voce al sasofonista, alla Piazza, a me, a chi ha orecchie per ascoltare. E canticchio tra me e me

"Summertime, and the living is easy, fish are jumping and the cotton is high..."

L'immagine sfuma, ma il sassofonista è ancora lì, sotto la pioggia. E sta ancora suonando.

Mi fa un cenno con la mano? Non è posibile non può vedermi... eppure.

Chiudo gli occhi, e mi lascio cullare. Anche io ormai sono tutta umidiccia di pioggia e comincio ad aver freddo. Ma non fa niente. E' un momento magico.

Non so da quanto tempo sono qui, nè da quanto tempo ci sia lui. Le note del sax ancora viaggiano per la piazza, vibranti e penetranti. Le sento echeggiare tra i vicoli, rimbalzare sulle finestre, insinuarsi nelle fessure. Percepisco l'armonia, le dita che premono i tasti, le guance paffute che si gonfiano e sgonfiano a ritmo.

"Voglio vederlo da vicino questo sassofonista misterioso.

Ringraziarlo per il regalo che mi ha appena fatto."

La musica continua a salire.

Apro gli occhi e lo cerco, dapprima con lo sguardo poi percorrendo la piazza in lungo e largo.

"Non può essere!

La musica.

La sento ancora!"

Ma lui non c'è più.

Scomparso

Volatilizzato

Ma... è un sax quello lì in terra?

guillaume ha scritto alle ore 16:27 commenti


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