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venerdì, 28 settembre 2007



(repost, con l'audio)


C'è bisogno di presentare Georges Brassens ? E' il classico dei classici, il poeta popolare, il dandy anarchista e umanista degli anni 50-60 ! ho tradotto questa canzone molto osé... e luminosa.

 


DON JUAN

Gloria a chi frena, per paura di schiacciare

Il riccione perso, il rospo sviato

E gloria a don Giovanni, per aver un giorno sorriso

A quella dagli altri disprezzata

Questa ragazza è troppo brutta, la voglio io

 

Gloria al poliziotto che fermava le macchine

Per laciare passare i gatti di Leautaud

E gloria a don Giovanni di aver preso appuntamento

Con la tralasciata, che l’amore rinnega

Questa ragazza è troppo brutta, la voglio io

 

Gloria al primo che passava e che tace

Quando tutti gli altro sgridano lo scemo

E gloria a don Giovanni per i suoi discorsi galanti

A quella che nessuno corteggiava mai

Questa ragazza è troppo brutta, la voglio io

 

E gloria a questo prete che salva il suo nemico

Durante il massacro della San-Bartolomeo

E gloria a don Giovanni che copro di baci

La ragazza che gli altri rifiutavano di abbraciare

Questa ragazza è troppo brutta, la voglio io

 

E gloria a questo soldato che butto’ via il fucile

Invece di uccidere l’ostaggio alla sua balia

E gloria a don Giovanni per aver osato svestire

Quella di cui l’abito non veniva mai tolto

Questa ragazza è troppo brutta, la voglio io

 

Gloria alla suore che, con un tempo freddino

Sgelo’ nella sua mano il pène del monco

E gloria a don Giovanni che fecce brillare una sera

Questo culo diseredato che non sa dove sedersi

Questa ragazza è troppo brutta, la voglio io

 

Gloria a chi non avendo uno sacro-santo ideale

Si limita a non rompere le scattole ai suoi vicini

E gloria a don Giovanni che reso’ donna quella

Che, senza di lui, che orrore, sarebbe morta vergine

Questa ragazza è troppo brutta, la voglio io

Gloire à qui freine à mort, de peur d'ecrabouiller
Le hérisson perdu, le crapaud fourvoyé
Et gloire à don Juan, d'avoir un jour souri
A celle à qui les autres n'attachaient aucun prix
Cette fille est trop vilaine, il me la faut

Gloire au flic qui barrait le passage aux autos
Pour laisser traverser les chats de Léautaud
Et gloire à don Juan d'avoir pris rendez-vous
Avec la délaissée, que l'amour désavoue
Cette fille est trop vilaine, il me la faut

Gloire au premier venu qui passe et qui se tait
Quand la canaille crie haro sur le baudet
Et gloire à don Juan pour ses galants discours
A celle à qui les autres faisaient jamais la cour
Cette fille est trop vilaine, il me la faut

Et gloire à ce curé sauvant son ennemi
Lors du massacre de la Saint-Barthélémy
Et
gloire à don Juan qui couvrit de baisers
La fille que les autres refusaient d'embrasser
Cette fille est trop vilaine, il me la faut

Et gloire à ce soldat qui jeta son fusil
Plutôt que d'achever l'otage à sa merci
Et gloire à don Juan d'avoir osé trousser
Celle dont le jupon restait toujours baissé
Cette fille est trop vilaine, il me la faut

Gloire à la bonne sœur qui, par temps pas très chaud
Dégela dans sa main le pénis du manchot
Et gloire à don Juan qui fit reluire un soir
Ce cul déshérité ne sachant que s'asseoir
Cette fille est trop vilaine, il me la faut

Gloire à qui n'ayant pas d'idéal sacro-saint
Se borne à ne pas trop emmerder ses voisins
Et gloire à don Juan qui rendit femme celle
Qui, sans lui, quelle horreur, serait morte pucelle
Cette fille est trop vilaine, il me la faut

guillaume ha scritto alle ore 12:10 commenti (4)


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giovedì, 27 settembre 2007



Un mio maestro.. C. B.



Bisogna sempre essere ubriachi
Charle Baudelaire

Bisogna essere sempre ubriachi.
Tutto sta in questo: E' l'unico problema.
Per non sentire l'orribile fardello del tempo.
Del tempo che rompe le vostre spalle
e vi inclina verso la terra,
bisogna che vi ubriacate senza tregua.
Ma di che? di vino, di poesia o di virtù,
a piacer vostro. Ma ubriacatevi.
E se qualche volta sui gradini di un palazzo,
sull'erba verde di un fossato,
nella mesta solitudine della vostra camera,
vi risvegliate con l'ubriachezza già diminuita o scomparsa,
domandate al vento, all'onda alla stella all'uccello all'orologio,
a tutto ciò che fugge a tutto ciò che geme
a tutto ciò che ruota, a tutto ciò che canta
a tutto ciò che parla, domandate che ora e';
Ed il vento, l'onda, la stella, l'uccello, l'orologio vi risponderanno
"E' l'ora di ubriacarsi !"
Per non essere gli schiavi martirizzati del tempo, ubriacatevi;
Ubriacatevi senza smettere!
Di vino di poesia o di virtù, a piacer vostro.

guillaume ha scritto alle ore 21:20 commenti (3)


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martedì, 25 settembre 2007



Un pezzo di Storia... a volte ancora attuale.





CONTESSA


Paolo Pietrangeli



Che roba Contessa all'industria di Aldo
han fatto uno sciopero quei quattro ignoranti
volevano avere i salari aumentati
gridavano, pensi, di essere sfruttati
e quando è arrivata la polizia
quei quattro straccioni han gridato più forte
di sangue han sporcato il cortile e le porte
chissà quanto tempo ci vorrà per pulire.

Compagni dai campi e dalle officine
prendete la falce portate il martello
scendete giù in piazza picchiate con quello
scendete giù in piazza affossate il sistema.

Voi gente per bene che pace cercate
la pace per far quello che voi volete
ma se questo è il prezzo vogliamo la guerra
vogliamo vedervi finir sotto terra
ma se questo è il prezzo l'abbiamo pagato
nessuno più al mondo deve essere sfruttato.

Sapesse Contessa che cosa m'ha detto
un caro parente dell'occupazione
che quella gentaglia rinchiusa là dentro
di libero amore facea professione.
Del resto mia cara di che si stupisce
anche l'operaio vuole il figlio dottore
e pensi che ambiente che può venir fuori
non c'è più morale, Contessa.

Se il vento fischiava ora fischia più forte
le idee di rivolta non sono mai morte
se c'è chi lo afferma non state a sentire
è uno che vuole soltanto tradire
se c'è chi lo afferma sputategli addosso
la bandiera rossa gettato ha in un fosso.

Voi gente per bene che pace cercate
la pace per far quello che voi volete
ma se questo è il prezzo vogliamo la guerra
vogliamo vedervi finir sotto terra
ma se questo è il prezzo l'abbiamo pagato
nessuno più al mondo deve essere sfruttato.

Ma se questo è il prezzo l'abbiamo pagato
nessuno più al mondo deve essere sfruttato.

guillaume ha scritto alle ore 18:11 commenti (5)


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lunedì, 24 settembre 2007



Voglia di sogni e di ozio..




Alexander John White
An idle moment



Alexander John White
Riposo




guillaume ha scritto alle ore 18:12 commenti (6)


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domenica, 23 settembre 2007



Riposto la tenerissima canzone di Pierre Perret, questa volta tradotta dal vostro servitore, con la possibilita di sentirla. Spero che vi piacera!





Al Cafe du Canal
Pierre Perret

Dalla bella Rosette al cafè du Canal

Sul tronco dell’albero che ombreggiava il ballo

Si poteva leggere sotto due cuori intrecciati

Qui si possono portare i propri baci

 

Io, i miei baci li avevo persi

E credevo già di avere abbracciato tutto

Ma non sapevo ancora che eri venuta

E che la tua bocca nuova ne era tappezzata

 

La fortuna finora non mi aveva sorriso molto

Sulla mia culla le fate non erano venute

Ed ogni volta che cadevo in un campo di ortiche

C’era una vespa che me pungeva al collo


Tuttavia oggi la mia fortuna c’è

Sotto la pergola verde delle tue ciglia curve

Quando mi hai guardato per la prima volta

La mia vecchia libertà s’è messa a vacillare

 

Eravamo soli al mondo in questo ballo popolare

Ed in una sola mano imprigionavo la tua vita

Le tue tette spingevano sulle pieghe del tuo reggiseno blu

Sono quasi riuscite a vincere la battaglia


Amo il cielo perché sta nei tuoi occhi

Amo l’uccello perché sa il tuo nome

Amo la tua risata e tutte le parole curiose

Che sussurri piano al collare della mia giacca

 

E rivedo le tue mani incrociate sul tuo petto

I tuoi vestiti gettati su una sedia ai piedi del letto

Il tuo piccolo cuore faceva balzi di sardina

Quando ho poggiato la mia testa contro di lui

 

Dio, ringrazi Dio, questo ti assomiglia proprio

Ma il mio amore per te è davvero più forte

Credi che Dio sarebbe potuto dormire con te

Durante tutta una notte senza toccare al tuo corpo?

 

Dalla bella Rosette al cafè du Canal

Sul tronco dell’albero che ombreggiava il ballo

Si poteva leggere sotto due cuori intrecciati

Qui si possono portare i propri baci






Au café du canal

Pierre Perret



Chez la jolie Rosette au café du canal
Sur le tronc du tilleul qui ombrageait le bal
On pouvait lire sous deux cœurs entrelacés
Ici on peut apporter ses baisers
Moi, mes baisers je les avais perdus
Et je croyais déjà avoir tout embrassé
Mais je ne savais pas que tu étais venue
Et que ta bouche neuve en était tapissée

La chance jusqu'ici ne m'avait pas souri
Sur mon berceau les fées se penchaient pas beaucoup
Et chaque fois que je tombais dans un carré d'orties
Y avait une guêpe qui me piquait dans le cou
Pourtant ma chance aujourd'hui elle est là
Sous la tonnelle verte de tes cils courbés
Quand tu m'as regardé pour la première fois
Ma vieille liberté s'est mise à tituber

On était seul au monde dans ce bal populeux
Et dans une seule main j'emprisonnais ta taille
Tes seins poussaient les plis de ton corsage bleu
Ils ont bien failli gagner le bataille
J'aime le ciel parce qu'il est dans tes yeux
J'aime l'oiseau parce qu'il sait ton nom
J'aime ton rire et tous ces mots curieux
Que tu viens murmurer au col de mon veston

Et je revois tes mains croisées sur ta poitrine
Tes habits jetés sur une chaise au pied du lit
Ton petit cœur faisait des petits bonds de sardine
Quand j'ai posé ma tête contre lui

Dieu, tu remercies Dieu ça c'est de toi
Mais mon amour pour toi est autrement plus fort
Est-ce que Dieu aurait pu dormir auprès de toi
Pendant toute une nuit sans toucher à ton corps

Chez la jolie Rosette au café du canal
Sur le tronc du tilleul qui ombrageait le bal
On pouvait lire sous deux cœurs entrelacés
Ici on peut apporter ses baisers

guillaume ha scritto alle ore 08:15 commenti (6)


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sabato, 22 settembre 2007



Tra i pochi padiglioni della Biennale di Venezia del 2007 che mi hanno colpito subito c'è quello del Venezuela (ai Giardini), con le foto di Antonio Briceño, chi mi hanno riportato a molti sogni della mia infanzia... (Jules Verne, Jack London, Hergé...) e anche di adesso.


























guillaume ha scritto alle ore 17:38 commenti (2)


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martedì, 18 settembre 2007



Jean Roger Caussimon era amico di Léo Ferrè di cui ha scritto numerosi testi di canzone. Nella sua vita e nella sua arte fu un authentico anarchico.

Per ascoltare:


I CUORI PURI
Jean-Roger Caussimon

Non sono ancora amici

Dei notai dei notabili

Non sono ancora ammessi

A cenare la sera da loro

Non sono ancora educati

Come papa lo fu sempre

Non sono ancora sporchi

Dagli imbrogli quotidiani

 

Pero li dicono che capiterà

E loro di certo non lo credono

I cuori puri

 

Non sono ancora astuti

Né blasè di essere un po’ boheme

Non sono ancora logorati

Dal metro dalle mattine livide

Non sono ancora coscritti

Pur essendo spesso “impegnati”

Non sono ancora iscritti

Al ufficio del lavoro, alle ferie…

 

Pero li dicono che capiterà

E loro di certo non lo credono

I cuori puri

 

Non sono ancora stanchi

Di sentire cantare il loro idolo

Non sono ancora feriti

Dal Tempo che tanto ci affigge

Cantano delle “songs” su una panchina

Non hanno vergogna della strada

Non sono ancora perdenti

Non sono ancora persi

I cuori puri

I cuori puri…


 * * *


Ils ne sont pas encore amis
Des notaires et des notables
Ils ne sont pas encore admis
A dîner, le soir, à leur table
Ils ne sont pas encore polis
Comme Papa le fut toujours
Ils ne sont pas encor salis
Par les combines au jour le jour...

Mais on leur dit que ça viendra
Et, bien sûr, ils ne le croient pas
Les cœurs purs
Les cœurs purs...

Ils ne sont pas encor rusés
Ni blasés d'être un peu bohèmes
Ils ne sont pas encor usés
Par le métro des matins blêmes
Ils ne sont pas encor conscrits
Bien qu'ils soient souvent "engagés"
Ils ne sont pas encor inscrits
Ni au chômage, ni aux congés...

Mais on leur dit que ça viendra
Et, bien sûr, ils ne le croient pas
Les cœurs purs
Les cœurs purs...

Ils ne sont pas encor lassés
D'écouter chanter leur idole
Ils ne sont pas encor blessés
Par le Temps qui tant nous désole
Ils chantent des "songs" sur un banc
Ils n'ont pas honte de la rue
Ils ne sont pas encore perdants
Ils ne sont pas encor perdus...

Mais on leur dit que ça viendra
Et, bien sûr, ils ne le croient pas
Les cœurs purs
Les cœurs purs...



guillaume ha scritto alle ore 14:40 commenti (2)


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domenica, 16 settembre 2007



Sui centri storici che muoiono, riposto la mia traduzione di "Rouge Gorge", con questa volta l'audio..

---->écoutez!





ROUGE-GORGE
(parole et musique: Renaud - 1986)

Proletario ordinario

Popolo di Parigi

Rouge-gorge* è fiero

Di essere nato qui

Quartiere popolare

Bistrot e bougnat**

E mercato coperto

Vie dei Bambini Re

Rouge-gorge deve

Il suo strano sopranome

Alla sua bella voce

E a suo foulard

Rosso il suo foulard

Attorno al collo

Rossa la sua memoria

Per sempre alzata

Rouge-gorge canta

Il tempo delle ciliegie

Nelle strade vive

Quando un giorno arriva

Il tempo dei noccioli

E dei bulldozers

E dei veri stronzi

In vestiti chiari

Qualche sotto-ministro

Con la valigetta

L’aspetto lugubre

L’anima di Versaglia

Dichiara troppo vecchio

Tutto questo quartiere

Lo metterà a fuoco

Se il vecchio non se ne va via

 

Fatta sparire la casa

Distrutto l’atelier

Delle gabbie di cemento

Le hanno sostituite

Adio lampioni

Lampadine al soffitto

Buongiorno la luce

Triste dei neon

Cacciati i proletari

Cacciata la vita

Parcheggi e uffici

Hanno mangiato Parigi

La piccola gente

E’ della gente seria

Se ne andrà di buon grado

A popolare la periferia

 

Canta Rouge-gorge

Il tempo delle ciliegie

Savigny-sur-Orge***

Sembrerà meno griggia

Canta anche Paname****

Che gli assassini

Hanno dato alle fiamme

Senza scottarsi le mani

Canta la memoria

Che Doisneau preserva

De Parigi, la sera,

Prima che crepa

Canta la bastarda

Parigi la sottomessa

Che Doisneau guarda

E che agonizza.


E che agonizza



* Rouge-gorge: nome di un uccello, il pettirosso
** Bougnat: era il sopranome degli immigrati dall'Auvergne, che di solita aprivano commerci di alimentari, i "bougnats".
*** Savigny-sur-Orge: comune della periferia di Parigi
**** Paname: sopranome affetuoso di Parigi







Foto di Robert Doisneau.. ovviamente.



Prolo ordinaire
Peuple de Paris
Rouge-gorge est fier
D'être né ici
Quartier populaire
Bistrots et bougnats
Et marchés couverts
Rues des enfants rois
Rouge-gorge doit
Son surnom bizarre
A sa jolie voix
Et à son foulard
Rouge son foulard
Autour de son cou
Rouge sa mémoire
A jamais debout

Rouge-gorge chante
Le Temps des Cerises
Dans les rues vivantes
Lorsqu'un jour arrive
Le temps des noyaux
Et des bulldozers
Et des vrais salauds
En costumes clairs
Quelque sous-ministre
A attaché-case
Et mine sinistre
L'âme versaillaise
Décrète trop vieux
Tout ce quartier-là
Y foutra le feu
Si l' vieux s'en va pas

Rasée la maison
Détruit l'atelier
Des cages en béton
Les ont remplacés
Adieu, réverbères
Ampoules au plafond
Bonjour la lumière
Des tristes néons
Chassés les prolos
Et chassée la vie
Parkings et bureaux
Ont bouffé Paris
Les petites gens
Sont des gens sérieux
Iront gentiment
Peupler les banlieues

Chante, Rouge-gorge
Les Temps des Cerises
Savigny-sur-Orge
Paraîtra moins grise
Chante aussi Paname
Que les assassins
Ont livré aux flammes
Sans brûler leurs mains
Chante la mémoire
Que Doisneau préserve
De Paris, le soir
D'avant qu'elle crève
Chante la bâtarde
Paris-la-soumise
Que Doisneau regarde
Et qui agonise.

guillaume ha scritto alle ore 07:44 commenti (2)


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giovedì, 06 settembre 2007



Zao è un cantante del Congo, famosissimo in tutta l'Africa dove la lingua veicolare usata è il francese. L'ironia e la derisione poetica di questa canzone sua mi hanno fatto tanto ridere e sorridere questa sera!


ZANZARA
per sentire  ------>


Zanzara, zanzara ah, sei un bandito

Zanzara, zanzara ah, sei un assassino

Mi pungi, mi pungi, io non dormo

Ha, sei un mascalzone

 

Vieni a cantare al mio orecchio

Senza avere timore, ah sei un importuno

Sei molto piccolo e picchi i più grandi

Ha, sei un mascalzone

 

Entri nella mia zanzariera

Senza appuntamento, ah sei un intruso

Succhi il mio sangue

E lo porti nelle fabbriche

Dove si fabbrica il vino rosso

Voglio fare denuncia al tribunale

Al signor Giudice

 

Pungi mia moglie

Senza pagare l'adulterio

Ho sei un truffatore

Pungi il re, pungi i suoi ministri

Ho sei anarchico

Hai ingannato la sentinella

Pungerai il signor Presidente

Ho sei un golpista

Zanzara, zanzara ah, sei un assassino

Sei romantico, tragico e sei impudico

 

Fai le solletichi all’'europea

Pungi l’africana

Ha sei un razzista

 

Tutti i comuni del mondo lottano contro di te

Ma sei sempre vivo

Usano l'insetticida, l'acido

Ma sei invincibile

 

Si sono inventate le bombe per uccidere l'umanità

Ma alle zanzare non si arriva

Stai negli stagni tu sei nei vasi

E stai negli alberi

Mi dai il paludiamo, mi dai la morte

E la miseria

Mi dai la febbre che mi fa scomporre le labbra

Affinché io non mangi più la capra

 

Zanzara…





Moustique, moustique ah, tu es un bandit
Moustique, moustique ah, tu es un assassin
Tu me piques, tu me piques, moi je dors pas
Ha, tu es un salaud

Tu viens chanter à mon oreille
Sans avoir peur, ah tu es un gêneur
Tu es tout petit tu tapes les grands
Ha, tu es un salaud

Tu rentre dans ma moustiquaire
Sans rendez-vous, ah tu es un intrus
Tu suces mon sang
Tu amènes dans les usines
Où l'on fabrique du vin rouge
Je veux te porter plainte au tribunal
Chez monsieur le juge

Tu piques ma femme
Sans payer l'adultère
Ho tu es un escroc
Tu piques le roi tu piques ses ministres
Ho tu es anarchiste
Tu trompes la sentinelle
Tu vas piquer monsieur le Président
Ho tu es un putschiste
Moustique, moustique ah, tu es un assassin
Tue romantique, tragique et tu es impudique

Tu chatouilles l'européenne
Tu piques l'africaine
Ha tu es un raciste

Toutes les mairies du monde luttent contre toi
Mais tu es toujours vivant
Elles emploient l'insecticide, l'acide
Mais tu es invincible

On a inventé les bombes pour tuer l'humanité
Mais chez les moustiques on n'arrive pas
Tu es dans les mares tu es dans les jarres
Et tu es dans les abrs
Tu me donnes le paludisme, la mort
Et la misère
Tu me donnes la fièvre qui me fait fendre les lèvres
Pour que je ne mange plus la chèvre

Moustique...

guillaume ha scritto alle ore 22:29 commenti (7)


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mercoledì, 05 settembre 2007



DAMIA (1880 -1978) era una cantante molto famosa negli anni 30. Era la rivale discreta di Edith Piaf (il cui successo è realmente avvenuto negli anni 50). La sua bellezza e il suo charismo impressionante lo hanno fatto chiamare "la tragédienne de la chanson". Era amica e ammirata da certi scrittori tali Jean Cocteau e Francis Carco, di cui cantò alcune poesie. la canzone che traduco qua è tipica dello spirito "noir" di quest'epoca. Spero che la saprete apprezzare malgrado il suo aspetto "démodé".



pour écouter ---->


LA CATTIVA PREGHIERA (1935)
di DAMIA
(traduzione mia)


Su una grande nave della marina

Fiera dalla prua alla poppa

Su una grande nave della marina

Il mio amato fa il marinaio

A bordo del Saint-Michel-Archange

Porta un vestito da marinaio

Dei nostri cuori facemmo lo scambio

Il mio  cuore naviga con lui sull'acqua

 

Ha seguito il Signor de Joinville

A Cherbourg quando è partito

Ha seguito il signore de Joinville

Fino alle rive di Tahiti

Lo protegga  Santa Vergine

Di tutti i pericoli del mare

Al Suo altare ho messo tre candele

Ai rami del candelabro

 

Lo protegga dai malefici

Delle donne che vivono laggiù

Hanno Satana per complice

E dei baci che non si dimenticano mai

Dicono che ballano nude

L’ho sentito dire dal nostro padre rettore

E cantando delle melodie sconosciute

Intrecciano rosari di fiori

 

Ma piuttosto che sia infedele

Buona vergine, al mio cuore geloso

Piuttosto che mi sia infedele

La prego inginocchiata

Piuttosto che vada a letto

Con queste sirene maledette

Piuttosto che gusti sulle loro bocche

Il sale amaro del mio dolore

 

Diriga dalle vostre mani divine

Il fulmine che Le obbedisce

Sulla grande nave della marina

Dove naviga il mio bell’uomo

Lo conduca in mezzo alle tempeste

Lo scagli contro le rocce

Si pieghi sotto il giogo della tempesta

L'orgoglio dei suoi elevati alberi

 

Si perda il Saint-Michel-Archange

E Joinville e tutti i suoi marinai

Affinché le labbra della menzogna

vadano in pasto agli squali

LA MAUVAISE PRIERE

Sur un trois-mâts de la Marine
Fier de l'étrave à l'étambot
Sur un trois-mâts de la Marine
Mon bien-aimé est matelot
A bord du Saint-Michel-Archange
Porte l'habit de matelot
De nos cœurs nous fîmes l'échange
Le mien vogue avec lui sur l'eau

A suivi Monsieur de Joinville
A Cherbourg quand il est parti
A suivi Monsieur de Joinville
Jusqu'aux rives de Tahiti
Protégez-le bénigne Vierge
De tous les périls de la mer
A votre autel j'ai mis trois cierges
Aux branches du flambeau de fer

Protégez-le des maléfices
Des femmes qui vivent là-bas
Elles ont Satan pour complice
Et des baisers qu'on n'oublie pas
Il paraît qu'elles dansent nues
Je l'ai su par notre recteur
Et chantant des chants inconnus
Tressent des chapelets de fleurs

Mais plutôt qu'il soit infidèle
Bonne Vierge à mon cœur jaloux
Plutôt qu'il me soit infidèle
Je vous en prie à deux genoux
Plutôt qu'il partage la couche
De ces sirènes de malheur
Plutôt qu'il goûte sur leur bouche
Le sel amer de ma douleur

Dirigez de vos mains divines
La foudre qui vous obéit
Sur le trois-mâts de la Marine
Où navigue mon bel ami
Menez-le au sein des tempêtes
Brisez-le contre les rochers
Courbez sous le joug des tempêtes
L'orgueil de ses hauts mâts couchés

Perdez le Saint-Michel-Archange
Et Joinville et tous ses marins
Pour que les lèvres de mensonge
Servent de pâture aux requins


guillaume ha scritto alle ore 16:35 commenti (5)


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lunedì, 03 settembre 2007



Amo la salsa che raconta la sua origine, ecco un buon esempio di "salsa dura" di New York, del grande Ruben Blades.



para escuchar ---->

PEDRO NAVAJA
Ruben Blades

Por la calle del viejo barrio le vi pasar
Con el tumba'o que tienen los guapos al caminar
Las manos siempre en los bolsillos de su gabán
P'a que no sepan en cual de ellas lleva el puñal
Usa un sombrero de ala ancha de medio la'o
Y zapatillas por si hay problema salir vola'o
Lentes obscuros p'a que no sepan que esta mirando
Y un diente de oro que cuando ríe se ve brillando

Como a tres cuadras de aquella esquina una mujer
Va recorriendo la acera entera por quinta vez
Llega a un zaguán, entra y se da un trago para olvidar
Que el día está flojo y no hay clientes p'a trabajar
Un carro pasa muy despacito por la avenida
No tiene marcas pero to's saben que es policía
Pedro Navaja las manos siempre dentro del gabán
Vira y sonríe y el diente de oro vuelve brillar

Mientras camina pasa la vista de esquina a esquina
No se ve un alma esta desierta cual avenida
Cuando de pronto esa mujer sale del zaguán
Y Pedro Navaja aprieta un puño dentro del gabán
Mira p'a un lado, mira pa’l otro, y no ve a nadie
Y a la carrera pero sin ruido cruza la calle
Y mientras tanto en la otra acera va esa mujer
Refunfuñando pues no hizo pesos con qué comer

Mientras camina del viejo abrigo saca un revólver (esa mujer)
Y va a guardarlo en su cartera p'a que no estorbe
Un 38 Smith&Wesson del especial
Que carga encima p'a que la libre de todo mal
Pedro Navaja puñal en mano le fue p'a encima
El diente de oro iba alumbrando cual avenida (guiso fácil)
Mientras reía puñal le hundía sin compasión
Cuando de pronto sonó un disparo como un cañón

Y Pedro Navaja cayó en la acera mientras reía (esa mujer)
Revólver en mano y de muerte herida a él le decía
Yo que pensaba hoy no es mi día estoy sala'
Pero Pedro Navaja tu estás peor, no estás en na'

Y créanme gente que aunque hubo ruido nadie salió
No hubo curiosos, no hubo preguntas, nadie lloró
Solo un borracho con los dos cuerpos se tropezó
Tomó el revólver, puñal, dos pesos y se marchó
Y tropezando se fue cantando desafina'o
El coro que aquí les traje y el mensaje de mi canción
‘La vida te da sorpresas, sorpresas te da la vida ay Dió'’
Pedro Navaja matón de esquina, quien a hierro mata, a hierro termina
Maleante pescador, al anzuelo que tiraste
En vez de una sardina un tiburón enganchaste

Ocho millones de historias tiene la ciudad de Nueva York
Como decía mi abuelita el que de último ríe, ríe mejor

Cuando lo marca el destino no lo cambia ni el más bravo
Si naciste p'a martillo del cielo te caen los clavos
En barrio me voy con cuida'o en la acera
Cuidao camara’ que el no corre vuela
Como en una novela de Kafka el borracho dobló por el callejón

guillaume ha scritto alle ore 14:38 commenti (3)


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